News:

Ha preso avvio da Parma un nuovo modello di partecipazione:

  #AssembleeFormAttive

 Dal 12 Novembre al 13 Dicembre 2019, è prevista una campagna di 59 assemblee in tutta la provincia, dove verrà testata in via sperimentale -per la prima volta a livello nazionale- la nuova modalità di interazione fra sindacato e lavoratori.

 

È stato predisposto un questionario google, assolutamente anonimo, che verrà inviato tramite email con anticipo a tutte le lavoratrici e lavoratori della filiera della Conoscenza: nel questionario google, oltre ad indicare l'istituzione di appartenenza, la tipologia di contratto ed il relativo profilo (tempo determinato/indeterminato, ata/docenti), i lavoratori potranno selezionare un numero definito di temi da diverse batterie di argomenti, correlati a 3 principali settori, ovvero la Comunità Educante (comune per tutti), profilo Ata e profilo Docente. Sarà possibile, in una sezione dedicata, fornire infine commenti o suggerimenti.

 

I dati verranno restituiti ed analizzati ad inizio di ogni assemblea, separati per ogni istituto e percentualizzati per argomento, consentendo confronti con altre istituzioni scolastiche ed analisi sia di dettaglio che complessive per l'intera provincia.

Tale strumento consentirà inoltre di analizzare successivamente i dati per calibrare la stessa attività sindacale a seconda dei contesti e delle sensibilità emerse in rapporto ai temi proposti.

 

Fondamentale in questo caso il supporto della Rsu, nel favorire la riuscita della nuova modalità di interazione assembleare.

L'iniziativa è stata promossa unitariamente dalla FLC CGIL, CISL FSUR ed UIL RUA della provincia di Parma.

 

Qui il link per la compilazione del Questionario Google: INVITIAMO TUTTO IL PERSONALE DELLA SCUOLA A COMPILARE I QUESTIONARI, ANCHE DOVE L'ASSEMBLEA E' STATA GIA' EFFETTUATA:

 

https://docs.google.com/…/1FAIpQLSc30ZXwUnoqIYWuPT…/viewform

 

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSc30ZXwUnoqIYWuPTT4cD2xkK4hoUvibt5_5ScfToubOOJlGQ/viewform?fbclid=IwAR0wLsmPonINJVSUn8Fo4p1YbZk9pj2StmeAFine-uIrbAYpD3yF_oTqWJI

 

 

In allegato, comunicazione campagna provinciale Assemblee FormAttive con calendario ed avviso.

 

 

 

22 novembre 2019

Legge di Bilancio 2020, quello che non c’è ma che ci dovrebbe essere

 L’Istruzione e la ricerca vincono in cinque mosse: investimenti, rinnovo del CCNL, libertà di insegnamento, organici e precariato.

 

Dopo la riunione dei direttivi unitari che si è tenuta mercoledì 20 novembre al teatro Quirino di Roma, FLC CGIL, CISL FSUR, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GIDLA Unams hanno raccolto in un documento gli obiettivi su cui si rilancia una forte iniziativa dei sindacati legata al confronto sulla legge di bilancio per il 2020.

 

I cinque sindacati più rappresentativi del comparto istruzione e ricerca chiedono politiche di forte investimento nei settori della conoscenza, volti anche a definire le condizioni per un rinnovo contrattuale che rivaluti in modo significativo tutte le professionalità operanti nella scuola, nell'Università e AFAM, negli Enti di Ricerca.

 

 11 novembre 2019

Firma la petizione, “Sì alla scuola della Repubblica, no alla regionalizzazione dell’istruzione”

 Organizzazioni sindacali e associazioni dell’Emilia Romagna chiedono il ritiro della richiesta di autonomia differenziata in materia di istruzione avanzata dal Presidente Bonaccini.

 La Regione Emilia Romagna ha presentato richiesta al governo di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” su una serie di materie fra le quali le “norme generali sull’istruzione” chiedendo specifiche competenze legislative e amministrative. 

 Per fermare questo progetto, alcune organizzazioni sindacali e associazioni dell’Emilia Romagna, tra cui la FLC CGIL, hanno promosso una petizione online diretta a Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna.

 Leggi l’appello e firma online la petizione

 https://www.change.org/p/presidente-della-regione-romagna-si-alla-scuola-della-repubblica-no-alla-regionalizzazione-dell-istruzione?use_react=false

 

 

 

Rinnovo del contratto di lavoro:

sindacati convocati il 20 maggio

Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, dando seguito all’attuazione dell’intesa del 24 aprile 2019, ha fissato per il 20 maggio alle ore 17 l’incontro con le organizzazioni sindacali per discutere del rinnovo contrattuale del comparto “Istruzione e Ricerca”. In particolare, secondo il primo punto dell’intesa, si parlerà dell’impegno da parte dell’Amministrazione a reperire i fondi per il rinnovo del CCNL già a partire dalla prossima legge di Bilancio. Il governo si è inoltre impegnato a programmare nel triennio un recupero salariale che comporti un sensibile aumento stipendiale e avvii l’allineamento dei salari del personale del comparto “Istruzione e Ricerca” alla media europea. Leggi il testo dell’intesa

Riteniamo positivo l’impegno a voler aprire una discussione con la categoria per la valorizzazione del personale di tutto il comparto “Istruzione e Ricerca” a partire dall’adeguamento salariale, ma valuteremo attentamente le proposte che verranno avanzate per dare una risposta concreta aqueste problematiche.

L’incontro del 20 maggio seguirà quelli già programmati per il 6 maggio sul reclutamento scolastico e il 14 maggio sui dirigenti scolastici.

Cordialmente

FLC CGIL nazionale

In evidenza

Intesa Governo-Miur-Sindacati: 6 maggio, incontro su reclutamento personale scolastico

Intesa Governo-Miur-Sindacati: convocati il 14 maggio i dirigenti scolastici

 

“Istruzione e Ricerca”: al Ministero del Lavoro nessuna risposta di merito. Sciopero generale il 17 maggio

Il comunicato unitario FLC CGIL, CISL FSUR, Federazione UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA UNAMS.

 

 

 

FLC CGIL - CISL FSUR - Federazione UIL Scuola RUA

SNALS Confsal - GILDA UNAMS

 

Dall’incontro che si è svolto giovedì 4 aprile 2019 al Ministero del Lavoro non sono emersi elementi che consentano di ritenere concluso positivamente il tentativo di conciliazione.

Nessuna risposta di merito è venuta alle richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali del comparto istruzione e ricerca, non essendovi stata peraltro la possibilità di procedere ad un approfondito esame delle questioni oggetto della mobilitazione.

Le cinque organizzazioni sindacali prendono atto dell’annunciata apertura, a partire da lunedì 8 aprile - data nella quale è previsto l’incontro con il Ministro - di un tavolo di confronto al massimo livello politico del MIUR, proposta rispetto alla quale affermano piena disponibilità perché rispondente a un’esigenza da tempo rappresentata, ma confermano, in assenza di impegni puntualmente riscontrabili, la volontà di procedere alla proclamazione di iniziative di lotta articolate in astensione dalle attività non obbligatorie e in uno sciopero generale di tutti i lavoratori del comparto istruzione e ricerca per l’intera giornata del 17 maggio 2019.

 

Roma, 4 aprile 2019

 

Francesco Sinopoli

FLC CGIL

Maddalena Gissi

CISL FSUR

Giuseppe Turi

UIL Scuola RUA

Elvira Serafini

SNALS Confsal

Rino Di Meglio

GILDA UNAMS

 

Da FLC CGIL Parma

No alla regionalizzazione del sistema d’istruzione: raccolta firme in Camera del Lavoro CGIL Parma

 

Carissim*,

 nell'ambito della campagna contro la regionalizzazione del sistema di istruzione, la FLC CGIL Parma ha organizzato una raccolta firme presso gli uffici di categoria in Camera del Lavoro CGIL Parma, via Confalonieri 5 Parma.

 E' possibile firmare l'appello anche on line al seguente indirizzo:

 https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScCwQGhWbPnhU-PZZMNUUOT5PV0bzAC2EkyiebVpaRdlyQVlw/viewform

 

Il sistema di istruzione nazionale è un fattore di coesione culturale e sociale del nostro Paese.

I progetti di regionalizzazione messi in campo dalla richiesta al governo di maggiori forme di autonomia anche in materia d’istruzione, da parte del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia Romagna, minano alle basi l’idea di una scuola pubblica nazionale e mettono fortemente in discussione l’unità del sistema dei diritti.

 

Sottoscrivi online l’appello

 Regionalizzare l’istruzione significa disgregare il Paese.

Regionalizzare i contratti, gli organici, i salari del personale della scuola, significa attaccare il ruolo unificante dei contratti nazionali di lavoro, la garanzia di uguali diritti per tutte le lavoratrici e i lavoratori, in ogni parte del territorio nazionale.

Regionalizzare l’istruzione, vuol dire subordinare la garanzia di un diritto alle risorse economiche della regione, dare di più alle regioni che hanno più soldi e meno alle regioni con meno risorse, anche per questo qualcuno l’ha chiamata: la ‘secessione dei ricchi’.

I diritti non possono essere un bene limitato alle condizioni di dove si vive.

 Noi vogliamo fermare questo progetto disgregatore, lavorando perché il diritto sociale all’istruzione resti garantito a tutte e a tutti, in tutto il Paese.

Vogliamo vivere un Paese solidale, che abbia una scuola di tutti e per tutti, dove anche i più poveri possano raggiungere i gradi più alti degli studi, proprio come dice la nostra Costituzione.

La scuola statale nazionale è garanzia di coesione e solidarietà sociale.

 Restiamo uniti.

 

Autonomia differenziata: l’appello dei sindacati scuola e del mondo dell’associazionismo contro la regionalizzazione del sistema di istruzione

 Contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio supremo dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica.

  

sindacati scuola e il mondo dell’associazionismo, con l’appello che riportiamo di seguito, esprimono il loro più netto dissenso riguardo la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia in materia di istruzione avanzata dalle Regioni Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, a cui sono seguite quelle di altre regioni. Si tratta di un’ipotesi che pregiudica la tenuta unitaria del sistema nazionale in un contesto nel quale già esistono forti squilibri fra aree territoriali e regionali. I diritti dello stato sociale, sanciti nella Costituzione in materia di sanità, istruzione, lavoro, ambiente, salute, assistenza, vanno garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.

È un appello alla mobilitazione rivolto al mondo della scuola e alla società civile per fermare un disegno politico disgregatore dell’unità e della coesione sociale del Paese.

 

Contro la regionalizzazione del sistema di istruzione

#RestiamoUniti

 

Come è noto, le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno, tra l’altro, chiesto al Governo forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione.

L’obiettivo è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria “secessione” delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio. Si avranno, come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali; livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati. Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali.

La proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell’art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001, che consente a ciascuna Regione ordinaria di negoziare particolari e specifiche condizioni di autonomia. Fino ad oggi quelle disposizioni non erano mai state applicate, essendo peraltro già riconosciute alle Regioni potestà legislativa regionale esclusiva e concorrente in molte materie; ora invece, nelle richieste avanzate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, gli effetti dell'autonomia regionale ulteriormente rinforzata investono l’intero sistema dell’istruzione con conseguenze gravissime. Vengono meno principi supremi della Costituzione racchiusi nei valori inderogabili e non negoziabili contenuti nella prima parte della Carta costituzionale, che impegnano lo Stato ad assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale.

La scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa.

L’unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell’accesso alla cultura, all’istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli.

Forte è la preoccupazione che l’intero percorso venga gestito con modalità che non consentono un'approfondita discussione di merito, dal momento che le Camere potrebbero essere chiamate non a discutere e a valutare, ma unicamente a pronunciarsi su ciò che le Regioni richiedenti e il Governo avranno precedentemente sottoscritto; tutto ciò con vincoli giuridici decennali.

Con l’introduzione dell’autonomia differenziata, che destruttura il modello configurato dalla Costituzione Repubblicana, si portano a compimento scelte politiche che più volte negli ultimi anni hanno indebolito le condizioni di vita delle persone e della società.

A nulla valgono le rassicurazioni circa il fatto che alcune Regioni richiedenti non avrebbero in termini finanziari niente di più di quello che oggi spende lo Stato per i servizi trasferiti. Quelle Regioni insistono in realtà nel voler stabilire i trasferimenti di risorse sulla base della riduzione del cosiddetto “residuo fiscale”, cioè la differenza fra gettito fiscale complessivo dei contribuenti di una regione e restituzione in termini di spesa per i servizi pubblici.

Sarà quindi inevitabile l'aumento del divario tra nord e sud e tra i settori più deboli e indifesi della società e quelli più abbienti. In tale contesto, dunque, una scuola organizzata a livello regionale sulla base di specifiche disponibilità economiche, rappresenta una netta smentita di quanto sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione a fondamento del principio di uguaglianza, cardine della nostra democrazia, e lede gravemente altri principi come quello della libertà di insegnamento.

La scuola della Repubblica, garante del pluralismo culturale e preposta a rimuovere ogni ostacolo economico e sociale è, e deve essere, a carico della fiscalità generale nazionale, semplicemente perché esprime e soddisfa l’interesse generale.

Un Paese che voglia innalzare il proprio livello d'istruzione generale deve unificare, anziché separare: unificare i percorsi didattici, soprattutto nella scuola dell’obbligo; garantire, incrementandola, l’offerta educativa e formativa e le possibilità di accesso all’istruzione fino ai suoi livelli più elevati; assicurare la qualità e la quantità dell'offerta di istruzione e formazione in tutto il Paese, senza distinzioni e gerarchie.

Regionalizzare la scuola e il sistema educativo e formativo significa prefigurare istituti e studenti di serie A e di serie B a seconda delle risorse del territorio; ignorare il principio delle pari opportunità culturali e sociali e sostituirlo con quello delle impari opportunità economiche; disarticolare il CCNL attraverso sperequazioni inaccettabili negli stipendi e negli orari dei lavoratori della scuola che operano nella stessa tipologia di istituzione scolastica, nelle condizioni di formazione e reclutamento dei docenti, nei sistemi di valutazione, trasformati in sistemi di controllo; subordinare l’organizzazione scolastica alle scelte politiche - prima ancora che economiche - di ogni singolo Consiglio regionale; condizionare localmente gli organi collegiali. Significa in sostanza frantumare il sistema educativo e formativo nazionale e la cultura stessa del Paese. Questa frammentazione sarà foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, pena la disarticolazione di un tessuto già fragile, fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive.

Per questo lanciamo il nostro appello ad un generale e forte impegno civile e culturale, affinché si fermi il pericoloso processo intrapreso e si avvii immediatamente una confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali.

Di fronte ai pericoli della strada intrapresa, intendiamo mobilitarci, a partire dal mondo della scuola, perché si apra un grande dibattito in Parlamento e nel Paese, che coinvolga i soggetti di rappresentanza politica e sociale e tutti i cittadini, come si richiede per una materia di tale importanza per la vita delle persone e dell’intera comunità nazionale.

Contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio supremo dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica è un compito primario di tutte le forze politiche, sindacali e associative che rendono vivo e vitale il tessuto democratico del Paese.

Roma, 15 febbraio 2019

 

ADERISCI!

#RestiamoUniti

 

Promotori

Sindacati: FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, Gilda Unams, SNALS Confsal, Cobas, Unicobas Scuola e Università.

Associazioni: Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica”, ACLI, AIMC, ANDDL, ASSUR, CIDI, MCE, UCIIM, IRASE, IRSEF IRFED, Proteo Fare Sapere, Associazione Docenti Art. 33, CESP, Associazione “Unicorno-l’AltrascuolA”, “Appello per la scuola pubblica”, Autoconvocati della Scuola, Gruppo No Invalsi, Link, Lip scuola, Manifesto dei 500, Rete degli studenti medi, Rete della conoscenza, Unione degli Studenti, Uds, Udu.

Quanti intendessero sottoscriverlo, come singoli o associazioni, possono farlo compilando il form a questo indirizzo.

 

Flc

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